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Diritto del lavoro del parrucchiere. La tutela.

Il rapporto di lavoro fra titolare e collaboratore di un negozio da parrucchiere deve rispettare per legge determinate condizioni…

Vuoi diventare acconciatore? Lo sai peró da dove viene parola SHAMPOO ?

Siamo così abituati ad avere un flacone di shampoo che diamo per scontata la sua presenza.

L’arrivo in occidente di questo prodotto è tuttavia recente: lasciatevi affascinare dalla storia dello shampoo!


Dall’India con furore: la storia dello shampoo

Vuoi diventare acconciatore? Lo sai peró da  dove viene parola SHAMPOO ?

Gim International – La storia dello Shampoo

Siamo nella seconda metà del ‘700,nel 1760 circa, e l’India sta subendo la colonizzazione inglese, e tra circa un secolo la Regina Vittoria sarà incoronata Imperatrice delle Indie.

Con questa colonizzazione, l’occidente ebbe modo di integrare alcuni usi e costumi proprio dell’India, tra cui utilizzare dei pantaloni di tessuti morbidi per dormire (ed ecco il pigiama!), e soprattutto notarono che il sapone che utilizzavano gli indiani per lavarsi i capelli, mantenevano il cuoio capelluto idratato e la struttura del capello era liscia, luminosa e profumata. I primi a scoprire lo shampoo furono i coloni, che storpiarono il nome originale con un suono più simile alla loro pronuncia.

Shampoo deriva da “Champo”, parola hindi che significa “maneggiare”…

Vi siete mai chieste come mai lo shampoo avesse questo nome particolare? L’etimologia di questa parola, risale infatti alla lingua hindi. “Champo“, ossia “massaggiare” “fare pressione”. Era difatti abitudine degli indiani (e ci è rimasto tutt’ora), di applicare lo shampoo massaggiando il cuoio capelluto, per favorirne l’igiene e la circolazione.

A rendere famoso lo shampoo fu Sheikh al-Din Mohammad, chiamato poi dagli inglese con il nome Sake Dean Mahomed. Mohammed veniva dal Patna, in India, e aprì a Brighton un bagno pubblico per il lavaggio dei capelli o come era conosciuto “Bagni dei vapori indiani di Mahomed”. I suoi bagni pubblici, non diversi da quelli turchi, offrivano il “trattamento indiano di champi”, ossia un lavaggio di capelli, esattamente come ora fanno i parrucchieri. I suoi servizi, all’epoca, erano così innovativi e apprezzati ed elogiati da Giorgio IV.
Mentre prima lo shampoo non era che un sapone bollito con acqua insieme alle erbe profumate, ora ce ne sono tantissimi, ognuno per ogni tipo di capelli. Sono lontani i tempi di Mohammad, in cui esisteva solo un tipo di shampoo!


Vuoi diventare acconciatore? Lo sai peró da  dove viene parola SHAMPOO ?Shampoo è una delle parole di origine straniera più utilizzate dagli italiani,

eppure può capitare di avere dubbi sulla sua esatta grafia. Chiariamoli insieme.

Vuoi diventare acconciatore? Lo sai peró da  dove viene parola SHAMPOO ?

Gim International – Storia dello Shampoo

Sarà senz’altro capitato a tutti di chiedersi come si scrive la parola shampoo. Il dubbio principale riguarda quante “o” inserire alla fine della parola. Va bene “shampo” o bisogna scrivere “shampoo”? La lingua italiana, anche se si stenta a crederlo, è in costante evoluzione. Molti termini in lingua straniera sono da tempo entrati ufficialmente nei vocabolari con la grafia originale, ma non sempre con l’originaria pronuncia. Tra questa tipologia di casi rientra anche la parola shampoo che, come tutti sappiamo, definisce il prodotto cosmetico liquido con il quale siamo soliti lavare i capelli.

 

Etimologia parola shampoo

Shampoo è un termine inglese che, a sua volta, deriva dall’imperativo del verbo hindi “čāmpnā“, ovvero “čāmpō”, che letteralmente significa “massaggiare” e che è stato riadattato in lingua anglosassone per ricalcare al meglio l’esatta pronuncia indiana, che in italiano suonerebbe “sciampù”. Nelle principali lingue europee la parola è stata modificata, ad eccezione di olandese e tedesco che hanno mantenuto grafia e fonetica inglesi. Abbiamo, quindi, il francese “shampooing“, lo spagnolo “champù”, il portoghese “xampu”, lo svedese “schampo”, il norvegese “sjampo”, il polacco “szampon” ecc ecc.

Come si scrive

È lecito dunque domandarsi come si scrive esattamente in italiano questa parola. Sebbene il vocabolo più diffuso per definire nella lingua di Dante il detergente per capelli sia comunque shampoo, anche se pronunciato con la “o” finale invece che con la “u” (come si dovrebbe leggere la doppia “o”), nei vocabolari esiste ed è ammessaanche la forma “sciampo”, da cui deriva anche la parola “sciampista”. È invece ritenuta sbagliata la grafia “shampo” con una sola o. Quindi, per rispondere alla domanda che ci siamo posti nel titolo, per essere corretti dobbiamo necessariamente scrivere “shampoo”.

Plurale di shampoo

Abbiamo dunque chiarito qual è l’esatta grafia della parola shampoo. Potremmo però adesso avere ancora dubbi su come fare il plurale di questa parola. In questo caso vale la stessa regola delle altre parole che derivano dalle lingue straniere. Il plurale delle parole che derivano da lingue straniere in italiano rimane sempre invariato. Non importa se il sostantivo ha o meno una forma diversa per il plurale nella lingua originaria. In italiano la regola è lasciarlo sempre invariato.

Le prime produzioni

I britannici si affrettarono a sfruttare l’idea creando le prime formule di shampoo. Il procedimento prevedeva la bollitura di pezzi di sapone nell’acqua con l’aggiunta di erbe che conferissero profumo e brillantezza ai capelli. Kasey Hebert fu il primo produttore ufficiale conosciuto di questo detergente. Hebert iniziò a vendere la sua miscela per le strade di Londra con grande successo. A lui viene dunque attribuita la creazione del primo shampoo moderno. Fu invece lo shampoo Drene della Procter & Gamble di Cincinnati nell’Ohio ad essere il primo prodotto totalmente sintetico. A base di tensioattivi e non derivato dal sapone, lo shampoo per capelli Drene fu introdotto in commercio per la prima volta negli anni ’30 del secolo scorso. In seguito la sua formula è stata poi elaborata e migliorata, fino a raggiungere la variegata gamma di soluzioni che abbiamo oggi a disposizione.

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La Gim International è una scuola per parrucchieri ed estetiste. Da più di 20 anni istituiamo corsi professionali obbligatori per svolgere l’attività.

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Il piano di studi prevede una formazione a 360°, formazione tecnico-professionale, gestione dell’impresa e cultura generale erogata da insegnati sempre aggiornati e difatti con pluriennale esperienza nel settore.
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La bellezza è un business che non conosce crisi.

Il mercato del lavoro oggi giorno risulta essere molto suscettibile ai cambiamenti e studi di settore ha dimostrato che uno dei pochi ambienti dove si soffre di meno di tale suscettibilità è appunto il mondo della Bellezza e del Benessere.

La bellezza è un business che non conosce crisi, In due anni centri estetici, terme, palestre hanno aumentato i guadagni del 56%. Non solo una moda, ma voglia di fuga dalle paure che ci attanagliano.

Mentre si abbassano le saracinesche di ristoranti, negozi di abbigliamento e alimentari l’impresa del benessere ne ha tirate su 5 mila di nuove in 5 anni. Palestre, parrucchieri, centri benessere, manicure, istituti di bellezza, per sentirsi bene con se stessi gli italiani non sembrano badare a spese. Angosciati dalla paura del terrorismo e da quella non meno ansiogeno del proprio futuro economico, si fanno le coccole e spingono in su un mercato che, includendo anche alimentazione bio, integratori e terme vale oramai la bellezza di 27 miliardi di euro. Un business che marcia al ritmo del più 5 per cento l’anno. A fornire i dati in controtendenza rispetto alla crisi generalizzata del commercio è Unioncamere, che insieme a Infocamere ha censito oltre 150 mila imprese del benessere. Tra il 2013 e il 2015 il valore aggiunto delle sole società di capitali si è impennato del 56%. (Fonte www.lastampa.it).

Quindi….che cosa stai aspettando?